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Focus: perché proprio ad Hong Kong?

corradociampi

La notizia dell'arresto e del rilascio di Joshua Wong non avrà certo avuto un risalto di primo piano in Europa, presa com'è dall'affrontare e superare la seconda ondata, ma nella sua immediatezza cela una situazione di fortissima tensione, le cui cause, e conseguenze, rischiano di interessare il mondo intero.

Ma perché si parla proprio di Hong Kong, un centro finanziario come tanti ce ne sono nel mondo che nell'ultimo anno e mezzo ha attirato più volte l'attenzione degli occidentali?

Hong Kong non è un luogo qualsiasi della Cina ma, a differenza del resto dello sterminato territorio continentale, risente tutt'ora in maniera molto forte della dominazione coloniale conclusasi alle soglie del nuovo millennio, nel 1997, quando la città fu restituita alla Cina dal Regno Unito che l'aveva occupata nel 1842: questo periodo di dominazione europea ha lasciato nella cultura e nella mentalità della popolazione importanti impronte che tutt'oggi differenziano enormemente la città dal resto della Cina.

Hong Kong non può essere paragonata al resto del paese, culturalmente, politicamente o economicamente, semplicemente perché per natura se ne differenzia, e nonostante ne faccia parte la si può definire una "separata in casa": come molte altre parti del mondo anche Hong Kong è stata vittima dell'imperialismo europeo, delle sue arroganze e della sua avidità, ma qui, a differenza di molti altri remoti angoli del mondo dove sono arrivati i conquistatori europei a imporre le proprie idee e leggi, queste sembrano aver davvero lasciato traccia duratura, e all'imposizione è seguita l'assimilazione.

Ciò che veramente colpisce di Hong Kong è però la straordinaria capacità dei locali di permettere l'incontro di due mondi, quello occidentale e quello orientale, che altrimenti si guarderebbero con sospetto reciproco, incontro che ha creato uno dei melting pot culturali più vivaci del mondo (anche grazie all'importanza finanziaria della città).

Non sorprende dunque che una città così aperta al mondo e che ha saputo superare l'esperienza della dominazione straniera traendone potesse essere utile allo sviluppo e all'amministrazione si sia ritrovata sul piede di guerra, nel marzo del 2019, all'annuncio della famigerata legge sull'estradizione che avrebbe violato il sistema noto come "un paese due sistemi", sistema che di fatto rendeva la città completamente estranea alle ingerenze cinesi.

Le proteste, se lette alla luce di quanto detto, sono quindi una naturale reazione all'intromissione inammissibile di un sistema alieno ed incompatibile, rifiutato fin dalla restituzione della città alla Cina: quello che si è tentato di realizzare ad Hong Kong è stato infatti un vero e proprio tentativo di intromissione che, se si considera come quello della città sia un popolo abituato a godere delle stesse libertà di cui si gode in Europa, altro non è stato che un tentativo di imposizione del proprio controllo.

Non a caso quindi manifestazioni, anche violente, sono scoppiate ovunque, con la città che ha reagito, guidata dal movimento "Demosistō" e dal suo esponente Joshua Wong: la ragione della tensione non è dunque da ricercare nella sola intromissione attraverso una legge liberticida, ma affonda le proprie radici in una cultura completamente differente la cui forza e radicamento non saranno domate in tempi brevi, e probabilmente mai lo saranno del tutto, neppure dalla forza o dalla minaccia, perché quella di Hong Kong non è solo una protesta, ma rappresenta una contrapposizione tra due modelli di vita e di amministrazione inconciliabili.

Perché quindi Hong Kong? La risposta che si può provare ad avanzare è che la città e i suoi abitanti sono un simbolo, il simbolo della fiera volontà di vivere liberi la propria esistenza che porta a non accettare le intromissioni di un sistema violento e repressivo del tutto estraneo al proprio modo di vivere; Hong Kong è un simbolo, il simbolo di quanto sia importante difendere la propria libertà da chiunque voglia distruggerla o limitarla e quale errore tremendo sia dare per scontata la propria indipendenza.


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